[D. Starnone, Destinazione errata, Einaudi, Torino 2025]
Tutte le storie sono storielle d’amore, e la storia di per sé è quasi un locus communis e si inserisce in una macchina stilistica ben oliata senza sbavature o ampollosità. Il protagonista è uno sceneggiatore teatrale trentacinquenne che per errore (da cui l’errata destinazione del titolo) manda un messaggio WhatsApp di amore alla propria collega invece che alla moglie fuori per lavoro. E giù quindi con equivoci, rimorsi, uscite in cui il protagonista viene messo in difficoltà dalle sue azioni involontarie (ma soprattutto dall’errore originario) e deve cercare di cavarsela nei posti, per lo più parchi pubblici, dove si ritrovano la moglie e l’involuta amante. Insomma, scenette alla Vanzina, con qualche sfumatura poetico-nostalgica, che male non fa. Sembra, infatti, di rivedere la scena iconica di De Sica bloccato in ascensore con entrambe le mogli in Merry Christmas, il sentimento diffuso è quello. Ora, se la trama è decisamente stereotipa, quotidiana, acquiescente e consolante rispetto al lettore comune, è la sintassi a sorprendere. Il gioco frastico infatti risulta piacevole, giocoso, a tratti intenso e a tratti docile, e Starnone si conferma un mago della prosa. Quindi, sintassi pulita e storia raccontabile, o instagrammabile, fanno di Destinazione errata, in fin dei conti, un bel romanzo. Caratterizzandosi certamente non per barocchismo o manierismo, piuttosto per placido piacere formale e piacevoli scambi dialogici-conviviali. Posso dirlo, leggere Starnone è come degustare un buon vino da tavola, ottimo da offrire agli amici durante un pranzo infrasettimanale. I pochi attimi fatali, in un pomeriggio complicato, danno il la a una narrazione amicale, un piccolo problema di cuore, un gossip, una lettera al direttore da rivista di costume. Ed è inutile voler imputare a Starnone una mancanza di impegno politico o di scavo antropologico, visto che il raccontare si regge ottimamente sul modello di una confessione che sbaraglia destini e decide le sorti dei protagonisti. L’errore fatale. A chi non è capitato di mandare messaggi involontari (c’è un determinismo nell’inconscio, una fatalità che non arriva alla soglia cosciente) e poi trovarsi impantanato in un guaio o in un amore ballerino, sconclusionato e caduco. A chi non è mai capitato di organizzare uscite di coppia, barbose e spesso soporifere, dove non si sa mai cosa dire e la conversazione langue, e si erotizza, allora, la ragazza dell’amico più per noia che per reale interesse. A chi non è mai capitato, questo potrebbe essere il sottotitolo dei romanzi di Starnone. E funziona, vende e piace. E mi pare che non ci sia molto altro da dire, Destinazione errata si presta a una lettura invernale, con plaid e camino, nulla di più.


Lascia un commento