Un bambino per non farsi trovare si nasconde sotto il letto dei genitori, oppure gioca a nascondino al parchetto, oppure semplicemente chiude gli occhi. Ma cos’è quest’arte della fuga e del nascondimento? Il voler abbandonare e trascendere il mondo oppure il rintanarsi in una propria nicchia non accessibile dall’esterno, una forma di isolamento o di verità?
Che il nascondimento sia l’autentico, cioè la dimensione specialissima in cui il soggetto sociale si dissolve per lasciare spazio a un non più soggetto di godimento, autistico godimento, è forse una verità, piccola, ma pur sempre una verità. Ma per farlo bisogna trovare delle strategie…penso al capistalismo della sorveglianza che con il suo occhio di Dio ha la possibilità di rintracciare ogni movimento pubblico, ai passaporti e i dati online, ormai ovunque e panottici, difficili da sfuggire per un qualsiasi individuo, almeno occidcentale. La strategia del nascondimendo è ancora più difficile da trovare in scrittura, quando il messaggio letterario si produce per essere letto, ricevuto da una platea di lettori, e allora non si può far finta di giocare dietro al dito delle propria sintassi.
ecco che allora Robert Walser, il più grande scrittore in lingua tedesca (?) forse, prende un lapis e inizia da grafomane a scomparire sulla pagina. Coronando quel desiderio blanchottiano di scomparire, di farsi tutt’uno con il testo senza subordinarlo al senso possibile dell’interpretazione. Il libro assoluto di Mallarmé, o anzi, molto meglio, le pitture funebri delle grotte etrusche: arte per nessuno, solo per il piacere di registrare un evento su una superficie, per poi obliarlo. Ora però gli scritti con il lapis, i Microgrammi walseriani, sono stati riesumati, e portano con sé tutta la potenza di un testo senza destinario che funziona come stenografia del presente, e non di più.
Lo scrittore come apparato di registrazione del reale. Ecco la vita gloriosa a cui Walser aspira, da sempre, dalle prime passeggiate, all’assistenzialismo libraio, e forse solo nelle pagine indecifrabili (ma ora decifrate) dei microgrammi trova verità, essenza e coronamento. Scrivere piccolo piccolo così da scomparire sul foglio, beh non mi pare poco.
Ora noi certo possiamo leggerli questi scritti, e ci sono cose stupende…degne dell’esistenza sovraumana di uno svizzero maestro di verità, ma davvero voglio? Forse il gesto migliore é lasciare i microgrammi nell’inumazione e nell’oblio, non consegnarli al lettore, dimenticarli nel nulla, come gli eventi vissuti da Walser, come quella favola postuma e illusoria chiamata letteratura.

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