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Non tutto va pubblicato, microgrammi.

[R. Walser, Microgrammi, Adelphi, Milano 2025]

Lo scrittore come apparato di registrazione del reale. Ecco la vita gloriosa a cui Walser aspira, da sempre, dalle prime passeggiate, all’assistenzialismo libraio, e forse solo nelle pagine indecifrabili (ma ora decifrate) dei microgrammi trova verità, essenza e coronamento.

Scrivere piccolo piccolo così da scomparire sul foglio, beh non mi pare poco. Un bambino, per non farsi trovare, si nasconde sotto il letto dei genitori, oppure gioca a nascondino al parchetto, oppure semplicemente chiude gli occhi; e cos’è quest’arte della fuga e del nascondimento se non il tentativo di creare un’intercapedine invisibile, un luogo in cui la presenza smette di essere esposta e ritorna possibilità?

Che il nascondimento sia l’autentico, cioè la dimensione specialissima in cui il soggetto sociale si dissolve per lasciare spazio a un non più soggetto di godimento, autistico godimento, è forse una verità, piccola, ma pur sempre una verità; ma per farlo bisogna trovare delle strategie, e nel capitalismo della sorveglianza, con il suo occhio di Dio capace di rintracciare ogni movimento pubblico, con passaporti e dati online ormai ovunque e panottici, è sempre più difficile sottrarsi. E la fuga più ardua è in scrittura, dove il messaggio letterario nasce per essere letto, ricevuto, consegnato a una platea di lettori, e non si può fingere troppo a lungo di giocare dietro al dito della propria sintassi.

Ecco che allora Robert Walser, il più grande scrittore in lingua tedesca (?) forse, prende un lapis e inizia da grafomane a scomparire sulla pagina, coronando quel desiderio blanchottiano di scomparire, di farsi tutt’uno con il testo senza subordinarlo al senso possibile dell’interpretazione. Il libro assoluto di Mallarmé, o anzi molto meglio, le pitture funebri delle grotte etrusche: arte per nessuno, solo per il piacere di registrare un evento su una superficie, per poi obliarlo. Ora però gli scritti con il lapis, i microgrammi walseriani, sono stati riesumati, e portano con sé tutta la potenza di un testo senza destinatario che funziona come stenografia del presente, e non di più.

Ora noi certo possiamo leggerli queste scritti, e ci sono cose stupende, degne dell’esistenza sovraumana di uno svizzero maestro di verità, ma davvero voglio? Forse il gesto migliore è lasciare i microgrammi nell’inumazione e nell’oblio, non consegnarli al lettore, dimenticarli nel nulla, come gli eventi vissuti da Walser, come quella favola postuma e illusoria chiamata letteratura.